Il caso dell'uomo senza ombra - parte 6

scritto da Beppe Tritone
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
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Autore del testo Beppe Tritone

Testo: Il caso dell'uomo senza ombra - parte 6
di Beppe Tritone

Nel seminterrato il silenzio aveva preso residenza.

Non era assenza di rumore.
Era qualcosa che ascoltava.

Il cane rimaneva seduto sulla sedia.

Fermo.

Come se quel posto gli appartenesse da prima di arrivare al bar.

L’ombra davanti a lui tremava appena.

Non di paura.

Di memoria.

«Chi era?» chiese Vice.

La figura esitò.

Non perché non sapesse.
Perché ricordare, lì dentro, consumava.

«Si chiamava Ettore Valli,» disse infine.
«Faceva il correttore di bozze.»

Vice batté le palpebre.
«E questo cosa vuol dire?»

«Che passava la vita a sistemare gli errori degli altri,» disse Riccardo.
«E probabilmente non ha corretto mai il proprio.»

La figura annuì piano.

«Veniva qui ogni sera.
Si sedeva.
Aspettava.»

«Chi?»

«Una donna.»

Silenzio.

Vice si guardò intorno.
«E lei?»

«Non è mai arrivata.»

Il cane scese lentamente dalla sedia.

Andò verso l’ombra.

Si fermò a pochi centimetri.

L’ombra si mosse.

Piccola variazione.
Quasi niente.

Ma abbastanza da sembrare… viva.

«Lo conosceva,» disse Vice sottovoce.

Riccardo non rispose subito.

Guardava il cane.

«No,» disse infine.
«Ma conosce l’attesa.»

La figura si irrigidì appena.

«Cosa intendi?»

Riccardo si accese una sigaretta che non fumò.

«I cani aspettano sempre qualcuno,» disse.
«Anche quando hanno capito che non tornerà.»

Silenzio.

Vice smise di scrivere.

Perché certe frasi, se le annoti, fanno più male.

«Come si chiamava?» chiese Riccardo.

«Marta.»

«E perché non venne?»

La figura abbassò lo sguardo.

O qualcosa di molto simile.

«Perché Ettore non glielo disse mai.»

Silenzio.

Vice sbatté le palpebre.
«Cioè?»

«La amava,» disse la figura.
«Ma aspettò il momento perfetto.»

Pausa.

«E il momento perfetto, come quasi tutte le cose perfette, non arrivò.»

Il cane si sdraiò vicino all’ombra.

L’ombra si allungò appena verso di lui.

Come si fa con qualcosa che consola senza fare domande.

Riccardo guardò la sedia vuota.

«Quindi lui è morto qui?»

«Sì.»

«Aspettando?»

«Sì.»

Silenzio.

«Che modo stupido di morire,» disse Vice.

Riccardo scosse la testa.

«No,» disse piano.
«Stupido è vivere senza aspettare niente.»

Il seminterrato sembrava diverso.

Più leggero.

L’ombra di Ettore non era più attaccata al muro.

Restava vicina alla sedia.
Ma libera.

Il cane alzò la testa.

Guardò il corridoio.

Poi si alzò.

Camminò lentamente verso l’uscita.

Si fermò una volta sola.

Per aspettare.

L’ombra esitò.

Poi lo seguì.

Vice trattenne il fiato.

«Capo… dove vanno?»

Riccardo guardò il cane.

Il passo lento.
Sicuro.

«Fuori,» disse.
«A capire se è troppo tardi.»

Attraversarono il corridoio.

Salirono le scale.

E per un attimo, nel palazzo delle ombre,
sembrò entrare luce vera.

La figura rimasta troppo a lungo li osservava.

«Finirà?» chiese.

Riccardo ci pensò.

Guardò la città fuori dalla finestra sporca.
Le persone.
Le ombre.
Le attese.

Poi sorrise appena.

«No,» disse.
«Ma magari smetterà di peggiorare.»

Fuori dal palazzo, il cane si fermò sul marciapiede.

L’ombra di Ettore accanto a lui era ancora incerta.
Fragile.

Ma non sola.

E nella città dove tutti correvano per arrivare tardi da qualche parte,
un uomo che aveva aspettato troppo
stava finalmente andando via.

E all’Ultima Occasione, quella sera,
la Signora Nives batté Alfredo “Testa di Biliardo” con un tiro impossibile.

«Come hai fatto?» chiese Alfredo.

Nives bevve un sorso.

«Ho smesso di aspettare il colpo perfetto.»

E il cane nero, sotto il biliardo,
sembrò sorridere.

Fine.

Il caso dell'uomo senza ombra - parte 6 testo di Beppe Tritone
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